Calcolatore di Punti Percentuali

Inserisci due percentuali per ottenere la differenza in punti percentuali.

%
%
Variazione relativa:–
Differenza in punti:–

Pubblicità

Confrontare due percentuali sembra semplice, finché sono i numeri stessi a trarre in inganno. Un calcolatore di punti percentuali elimina questa confusione fornendo la semplice differenza aritmetica tra due valori percentuali, invece della variazione relativa gonfiata che titoli di giornale e report finanziari mettono spesso in primo piano. Digitando la percentuale di partenza e quella finale si ottiene la differenza in punti percentuali che sta dietro al numero, lo stesso piccolo confronto che sta alla base di rapporti sul PIL, notizie sui tassi di interesse e cronache elettorali.

Che cosa sono i punti percentuali

I punti percentuali misurano la semplice differenza aritmetica tra due percentuali, mantenendo onesto il confronto a prescindere dalla grandezza dei numeri di partenza. Un singolo punto percentuale (spesso abbreviato in punto, o con pp o p.p.) è l'unità che gli statistici usano per questa differenza. Se un sondaggio passa dal 20% al 25%, si tratta di un aumento di 5 punti percentuali, non di un aumento del 25%, anche se i due numeri affiancati sembrano simili. In alcuni manuali di statistica si può ancora incontrare il vecchio sinonimo percent point; un concetto affine ma distinto, la funzione dei punti percentuali (percent point function), riporta una probabilità al corrispondente quantile di una distribuzione: un uso più avanzato e puramente statistico della stessa espressione.

Percentuale e punto: perché la distinzione conta

Nei testi scritti l'unità si scrive di solito per esteso la prima volta, poi si ricorre a pp per il resto dell'articolo, una prassi da seguire quando si citano più valori in punti di seguito. La distinzione non è solo semantica: confondere percentuale e punto percentuale può cambiare di un ordine di grandezza il valore riportato, ed è proprio il tipo di confusione che un calcolatore dedicato serve a evitare. Che lo spostamento sia di 2 punti o di 20, l'operazione aritmetica di fondo è sempre la stessa, ossia sottrarre una percentuale da un'altra, a prescindere dalla grandezza dei numeri originari.

Pubblicità

Come funziona un calcolatore di punti percentuali

La logica di questo calcolatore di punti percentuali si riduce a un'unica sottrazione: si prende la percentuale finale e si sottrae quella iniziale. Il risultato non cambia che le percentuali di partenza siano alte o basse, ed è per questo un modo così pulito di confrontare due tassi nel tempo, senza bisogno di altro che di matematica di base.

Il calcolo

$$\text{Punti percentuali} = P_2 - P_1$$

dove \(P_1\) è la percentuale iniziale e \(P_2\) è la percentuale finale; nei lavori accademici si trovano a volte scritte anche P1 e P2. Entrambi i valori vanno inseriti come semplici percentuali, non come decimali, perciò un valore vecchio del 40% e un valore nuovo del 44% danno un risultato positivo di 4 punti. È la stessa sottrazione che si userebbe per confrontare un valore vecchio con uno nuovo in qualsiasi calcolo di variazione: questa formula si limita a mantenere entrambi i dati espressi in percentuale dall'inizio alla fine.

Esempio svolto: il tasso di disoccupazione

Si supponga che il tasso di disoccupazione fosse il 5% nel 2019 e sia salito al 7% nel 2020.

  1. Individuare la percentuale n. 1 (2019): 5%
  2. Individuare la percentuale n. 2 (2020): 7%
  3. Sottrarre la percentuale n. 1 dalla percentuale n. 2: 7 − 5 = 2

Il risultato è un aumento di 2 punti del tasso: un'affermazione ben diversa da «la disoccupazione è aumentata del 40%», che è l'aumento percentuale relativo negli stessi due anni e appartiene alla variazione percentuale, non ai punti percentuali. Chi scrive di economia ricorre proprio a questa distinzione quando confronta anno su anno i dati su crescita del PIL, inflazione o disoccupazione.

La variazione percentuale: la cugina relativa

La variazione percentuale e i punti percentuali suonano abbastanza simili da essere scambiati per errore, ma rispondono a domande diverse. Un punto percentuale misura la differenza assoluta tra due percentuali: si sottrae l'una dall'altra e ci si ferma. La variazione percentuale misura la variazione relativa, cioè quanto è grande quello stesso scarto rispetto al valore di partenza, e si ottiene dividendo lo scarto per il valore assoluto di quel valore iniziale. Il passaggio da un interesse del 10% a uno del 12% è un aumento di 2 punti, ma è anche una variazione percentuale del 20%: entrambe le affermazioni sono corrette, misurano semplicemente cose diverse. Se ciò che serve è lo spostamento relativo e non la differenza in punti, di quel calcolo distinto si occupa un calcolatore di variazione percentuale; se invece si confrontano due numeri qualsiasi e non due percentuali, è il compito di un calcolatore di differenza percentuale, costruito su un calcolo del tutto diverso. Conviene ricorrere alla semplice differenza aritmetica ogni volta che una lettura in termini di variazione relativa potrebbe fuorviare il lettore: è la stessa confusione in cui cadono di continuo i titoli finanziari.

Punti base e altre unità basate sulla percentuale

La finanza usa un'unità ancora più fine del punto stesso: il punto base (abbreviato bp). Un punto base è un centesimo di punto percentuale, quindi 100 punti base fanno un solo punto sulla scala percentuale. I punti base ricorrono di continuo nelle notizie sui tassi di interesse e sul mercato obbligazionario, perché in quell'ambito uno spostamento dello 0.01% è abbastanza frequente da meritare un'unità propria.

UnitàSimboloValore
Percentuale%1 parte su 100
PuntoppDifferenza di 1 percentuale
Punto basebp1/100 di punto
Per mille‰1 parte su 1,000
Per diecimila‱1 parte su 10,000
Parti per milioneppm1 parte su 1,000,000

Convertire i punti base in punti percentuali

Per convertire i bp in punti si moltiplica per 0.0001 per ottenere un decimale, poi per 100 per esprimerlo in percentuale: \(150 \times 0.0001 \times 100 = 1.5\). Uno spread di 150 bp corrisponde quindi a 1.5 punti percentuali, o, in forma di frazione, a 150/10,000. Se le unità sono ben distinte la conversione è pura aritmetica; se si confondono, una tabella di tassi può sembrare variata dieci volte di più, o di meno, di quanto sia avvenuto davvero.

Pubblicità

Dove si incontra la differenza nella vita quotidiana

Questo tipo di analisi dei dati ricorre ovunque due percentuali vadano confrontate in modo onesto, il che copre un campo molto più ampio della sola finanza:

  • Banche centrali che comunicano una variazione dei tassi di interesse
  • Istituti di sondaggio che confrontano i risultati di due elezioni
  • Scuole che seguono anno su anno le variazioni del tasso di diploma
  • Autorità sanitarie che riportano i tassi di vaccinazione
  • Analisti che confrontano le stesse statistiche in due periodi diversi

Tassi di interesse e costo dei prestiti

Quando un prestatore alza i tassi di interesse di 2 punti, i pagamenti degli interessi effettivi possono salire ben più del 2%, perché è il tasso stesso, e non solo il suo valore in punti, a comporsi sul capitale residuo. È la stessa trappola che confonde chi confronta i mutui: il passaggio dal 5% al 7% è di 2 punti, ma è un aumento percentuale del 40% di ciò che si paga davvero in interessi. Se invece il tasso nuovo fosse più basso, la stessa sottrazione descriverebbe una diminuzione percentuale anziché un aumento.

Affluenza alle urne e risultati elettorali

La cronaca elettorale ricorre di continuo a questa unità: «l'affluenza è salita di 6 punti percentuali rispetto alla precedente consultazione» è un'affermazione precisa e confrontabile, come non lo è una percentuale grezza da sola. Confrontare l'affluenza alle urne in punti, e non in percentuale, mantiene coerente l'analisi elettorale anno su anno anche quando cambia il numero totale degli aventi diritto al voto.

Tassi di diploma e altre metriche scolastiche

I cruscotti dell'istruzione riportano i dati allo stesso modo: un tasso di diploma che passa dal 78% all'83% è un aumento di 5 punti, una statistica più pulita per confrontare scuole o distretti di quanto sarebbe una percentuale relativa. La stessa logica si estende ai punteggi dei test, ai tassi di permanenza e a qualsiasi altra metrica monitorata tra coorti diverse.

Errore percentuale, rischio e statistiche mediche

I punti compaiono anche in medicina e nella comunicazione del rischio. Un farmaco che riduce la probabilità di una malattia dal 70% al 50% abbassa il rischio assoluto di 20 punti percentuali, ma il dato clinicamente più utile è spesso il reciproco di quello scarto, il numero necessario da trattare, che converte la differenza in punti in «quanti pazienti devono assumere questo farmaco perché un paziente in più ne tragga beneficio». La stessa logica vale per i tassi di vaccinazione, per un tasso di fumatori in calo in un rapporto di sanità pubblica e per qualsiasi statistica in cui la prevalenza a livello di popolazione vada confrontata prima e dopo un intervento. Allo stesso modo, quando i ricercatori riportano un errore percentuale, una deviazione standard, un margine di errore o un coefficiente di variazione per qualcosa che è già misurato in percentuale (crescita, resa o frazione di eiezione, per esempio), la convenzione vuole che quello scarto si esprima in punti, perché riportarlo solo in percentuale può essere letto come un errore quadratico medio rispetto a una base mobile anziché fissa.